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Rifiuti: Modifiche al TUA - l’economia circolare diventa legge

 

Rifiuti: Modifiche al TUA - l’economia circolare diventa legge

Il decreto legislativo 3 settembre 2020, n. 116, recante “Attuazione della direttiva (UE) 2018/851 che modifica la direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti e attuazione della direttiva (UE) 2018/852 che modifica la direttiva 1994/62/CE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio”, entrato in vigore il 26 settembre 2020, modifica in maniera consistente la parte quarta del TUA - Testo Unico Ambientale (decreto legislativo 152/2006).

Il decreto fa parte del recepimento nel nostro ordinamento nazionale delle direttive europee del pacchetto economia circolare.

Di seguito alcune tra le più importanti novità introdotte.

 

RESPONSABILITA’ DEI PRODUTTORI

Viene esteso il concetto di Responsabilità estesa del produttore finalizzata a rendere più efficace il passaggio a un'economia circolare.

L’Art. 178-ter istituisce, inoltre, i requisiti generali minimi in termini di responsabilità estesa del produttore (cd. EPR) e definisce i ruoli dei diversi attori convolti nella filiera di business e delle autorità stesse che sono chiamate a collaborare, verificare e vigilare.

 

RESPONSABILITÀ NELLA GESTIONE DEI RIFIUTI

Viene confermata l’esclusione della responsabilità del produttore o del detentore dei rifiuti avviati a recupero (Allegato C alla parte Quarta del Codice dell’Ambiente), o a smaltimento (Allegato B alla parte Quarta del Codice dell’Ambiente), al ricevimento della quarta copia del formulario controfirmato, entro e non oltre 3 mesi dalla data di conferimento dei rifiuti al trasportatore.

In caso di operazioni di tipo D13, D14, D15 (operazioni di raggruppamento, ricondizionamento e deposito preliminare), tuttavia, non è più sufficiente la sola ricezione della IV Copia del FIR nei tempi prescritti, ma deve essere ricevuta anche l’attestazione di avvenuto smaltimento (comma 5 dell’art. 188) resa ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445.

 

Attualmente il modello non è stato ancora fornito e non sono attualmente chiari nemmeno i tempi entro cui questa attestazione debba essere resa e le relative modalità di invio. Tale attestazione deve essere fornita dal titolare dell’impianto di trattamento finale e non dall’operatore intermedio.

 

NUOVA DEFINIZONE DI RIFIUTO URBANO

La definizione di rifiuto urbano è stata estesa anche ai rifiuti indifferenziati e da raccolta differenziata provenienti da altre fonti, quindi anche di utenze non domestiche, indicate nell'allegato L-quater e prodotti dalle attività di cui all'allegato L-quinquies.

Sempre nell’art. 183 è stato poi introdotto il punto b-quinquies, che specifica che la nuova definizione di rifiuti urbani non pregiudica la ripartizione delle responsabilità in materia di gestione dei rifiuti tra gli attori privati e pubblici.

Infine, le utenze non domestiche potranno conferire i propri rifiuti al di fuori del servizio pubblico, previa dimostrazione di averli avviati al recupero, e saranno escluse dalla corresponsione della componente tariffaria rapportata alla quantità di rifiuti conferiti.

Tali disposizioni saranno in vigore dal 1° gennaio 2021.

 

 REGISTRO ELETTRONICO NAZIONALE

L’art. 188-bis introduce il nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti, costituito da procedure e strumenti facenti capo al "Registro elettronico nazionale per la tracciabilità dei rifiuti" - REN - (istituito ai sensi dell'articolo 6 del Dl 135/2018, a decorrere dal 13 febbraio 2019, ma le cui modalità operative sono demandate a successivi decreti ministeriali).

Il nuovo Registro elettronico nazionale per la tracciabilità dei rifiuti è gestito con il supporto tecnico operativo dell'Albo nazionale gestori ambientali (art. 212).

I dati del registro saranno condivisi con Ispra per l'inserimento nel catasto nazionale.

Fino alla piena operatività di tale Registro, continuano ad applicarsi i decreti del Ministro dell’ambiente 1° aprile 1998, n. 145 e 1° aprile 1998, n. 148, recanti i modelli di registro di carico e scarico e di formulario di identificazione del rifiuto.

 

REGISTRO DI CARICO E SCARICO

Il registro di carico e scarico diventa “cronologico” e vengono chiariti i tempi per le annotazioni di trasportatori, commercianti e intermediari.

Fino all'attuazione del nuovo sistema di tracciabilità previsto dal l'art. 188-bis, l'obbligo di tenuta dei registri di carico e scarico dei rifiuti rimane invariato per tutti i soggetti precedentemente obbligati, ma vengono esclusi, per i soli rifiuti non pericolosi, le imprese e gli enti produttori iniziali che non hanno più di dieci dipendenti.

I tempi di conservazione del registro scendono a tre anni, ad eccezione dei registri relativi alle discariche che continuano ad essere conservati a tempo indeterminato.

 

FORMULARIO

Importante novità è rappresentata dalla possibilità per il trasportatore di trasmettere la quarta copia del FIR via PEC, a patto che il trasportatore assicuri la conservazione del documento originale ovvero provveda, successivamente, all'invio dello stesso al produttore.

Viene, inoltre, modificata la tempistica per la durata di conservazione dei formulari, che si riduce da cinque a tre anni.

Fino all'emanazione del decreto che istituirà il formato di formulario digitale, oltre al modello tradizionale di FIR cartaceo è possibile utilizzare un “format esemplare”, conforme al decreto del Ministro dell'ambiente 1° aprile 1998, n. 145, identificato da un numero univoco, tramite apposita applicazione raggiungibile attraverso i portali istituzionali delle Camere di Commercio, da stamparsi e compilarsi in duplice copia. Una copia rimane presso il produttore e l'altra accompagna il rifiuto fino a destinazione. Il trasportatore trattiene una fotocopia del formulario compilato in tutte le sue parti. Gli altri soggetti coinvolti ricevono una fotocopia del formulario completa in tutte le sue parti. Le copie del formulario devono essere conservate per tre anni.

Il trasportatore non è responsabile per quanto indicato nel formulario di identificazione dal produttore o dal detentore dei rifiuti e per le eventuali difformità tra la descrizione dei rifiuti e la loro effettiva natura e consistenza, fatta eccezione per le difformità riscontrabili in base alla comune diligenza.

 

MANUTENZIONE E PULIZIA

In merito ai rifiuti derivanti da attività di manutenzione e piccoli interventi edili, incluse le attività di cui alla legge 25 gennaio 1994, n. 82, il decreto chiarisce che tali rifiuti si considerano prodotti presso l'unità locale, sede o domicilio del soggetto che svolge tali attività. Inoltre, nel caso di quantitativi limitati che non giustificano l'allestimento di un deposito dove è svolta l'attività, il trasporto dal luogo di effettiva produzione alla sede, in alternativa al formulario di identificazione, è consentito che venga accompagnato dal documento di trasporto (DDT) attestante il luogo di effettiva produzione, tipologia e quantità dei materiali, indicando il numero di colli o una stima del peso o volume, il luogo di destinazione.

È quindi possibile scegliere quale documento usare, tra DDT e FIR.

La medesima disposizione è prevista per le attività di cui all'articolo 230, commi 1 e 3 (manutenzione infrastrutture)

Si evidenzia che tale disposizione non deroga all’obbligo di iscrizione all’Albo Gestori Ambientali che resta quindi confermata.

 

 

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